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Jannis Kounellis

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Nasce a Pireo nel 1936, ma a vent’anni è già a Roma, iscritto all’Accademia di Belle Arti. L’esilio sarà il tema portante della sua ricerca, il cui racconto verrà affidato a ferro, carbone, sacchi di iuta, indumenti dismessi, fiammelle che illuminano il set di un luogo abbandonato, un rifugio. Esponente dell’Arte povera, Kounellis ha formulato la sua grammatica visiva attraversando i sacchi bruciati di Burri e coniugando insieme l’ironia del gesto concettuale di Piero Manzoni. Partito da una poetica new dada (un assemblage di bottiglie vuote su un tavolo tra i lavori degli esordi) si sposta poi verso una pittura di tipo segnico, scegliendo lettere dell’alfabeto e numeri, in caratteri tipografici ingranditi. Nel ‘60 tiene la prima personale alla galleria La Tartaruga di Roma e negli anni seguenti entrerà in sintonia di intenti con il gruppo dell’Arte Povera, individuato dal critico Germano Celant. A poco a poco le installazioni si espandono in galleria, materia e oggetti sono i nuovi protagonisti fino ad arrivare agli animali vivi. Dopo un acquario e un pappagallo, è la volta dei cavalli all’Attico (1969). Gli anni Settanta si aprono con la partecipazione alla Biennale – molte le mostre che lo vedono affermarsi anche all’estero, Baden-Baden, […]
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